Oro di Puglia (parte2): Locorotondo, Alberobello, Conversano

Locorotondo

Colori e sapori antichi

Il tour Oro di Puglia con Nunzia (Miele di Lavanda) e Daniela (Cucina, libri e gatti) prosegue verso sud, spostandoci leggermente nell’entroterra e più precisamente verso la Valle d’Itria. La prima tappa è Locorotondo, sicuramente uno dei borghi più belli che io abbia mai visto. Sono rimasto esterrefatto davanti alla sua bellezza, al suo fascino fuori dal tempo!

Il centro storico è immerso nel bianco degli intonaci che rivestono gli edifici e delle “chianche” le bianche pietre calcaree che compongono la pavimentazione stradale. Qua e là qualche punto di colore dato dagli innumerevoli fiori presenti nei vicoli e lungo le vie principali!

Una cosa che spunta subito all’occhio è l’architettura delle sue case, dette “Cummerse”, caratterizzate da un tetto spiovente ricoperto di piccole pietre scure, le “chiancarelle”, come quelle dei Trulli.

Dove mangiare a Locorotondo? Vi consiglio il Docks101, un posto molto carino curato in ogni minimo dettaglio sia negli interni che nei piatti proposti. Molto buone la tartare di Tonno e di Manzo. Un piatto che mi ha lasciato particolarmente contento è stato il Radicchio: Capocollo impanato, melanzane grigliate, radicchio e scamorza affumicata! Anche i cocktail sono fatti davvero con molta cura!

 

Alberobello

Trulli, patrimonio Unesco

E finalmente si va alla scoperta di Alberobello! Da molti anni sognavo di visitare questo luogo, percorrerne le strade e toccare con mano queste strutture che sembrano uscite da un libro di fiabe.

I trulli, con i loro tetti conici appuntiti, nascondono ancora diverse leggende e misteri! Le loro origini sono ancora oggi oggetto di dibattito. La tesi più accreditata è legata al fatto che queste strutture, anticamente costruite nelle campagne, servivano come riparo a pastori e contadini durante il mal tempo mentre si lavorava la terra nei campi. Successivamente, è stato poi costruito il complesso di Alberobello adibito ad essere abitazione a tutti gli effetti.

Ma se i trulli celano misteri per la loro origine, ancora più misteriosi sono i simboli presenti sui loro tetti. Si pensa a simboli magici e propiziatori, alcuni di origine pagana, altri cristiani. Se ne contano circa 200 tutti differenti tra di loro.

Visitare Alberobello è come fare un viaggio indietro nel tempo (benchè la loro costruzione è data intorno al XVII secolo)!

 

Conversano

Attenzione l'accento è sulla à

Anche Conversano è stata una bella scoperta con il suo castello aragonese. La vera chicca di questo paese, oltre ai bellissimi vicoli che si snodano per tutto il centro storico, è il Monastero di San Benedetto, affascinante e con una storia importante. Purtroppo è raramente visitabile all’interno ad eccezione del chiostro medioevale con delle bellissime colonnine binate.

La focaccia più buona l’ho mangiata da La Bottega! Prodotti artigianali fatti con amore e tempi di lievitazione controllati. Ma anche la parte dei dolci non scherza anzi è proprio qui che ho assaggiato dei tipici (e buonissimi) dolci fatti esclusivamente con mandorle pugliesi!

 

Un ringraziamento particolare va fatto a Pasta Granoro, Ho Hotels Collection e Nunzia Bellomo per aver organizzato questo bellissimo tour!




Oro di Puglia (parte1): Bari, Molfetta, Trani

La gente di giù

il vero oro di Puglia

L’oro di Puglia ha il colore giallo del grano e un sapore antico. Odora di tradizioni, di storia e lo si può trovare per i vicoli delle città, in un piatto di orecchiete con cime di rapa ma soprattutto nel calore della gente che qui ha scelto di vivere.

Questo è un oro pregiato, di quelli che non si trovano facilmente in commercio. Bisogna scavare a fondo nella cultura, nella terra, sporcandosi anche le mani per trovare le vere radici .

E proprio da Bari è partito questo blog-tour insieme alle colleghe blogger Nunzia (Miele di Lavanda) e Daniela (Cucina, libri e gatti) alla scoperta della vera Puglia!

PUGLIA TOUR FANCYFACTORY ALESSANDRO ZACCARO

 

Bari

Una città rinata dalle proprie ceneri!

Negli ultimi 15-20 anni la città di Bari ha visto la sua rinascita come una fenice dalle proprie ceneri. Prima di allora la criminalità era a livelli altissimi e gli stessi baresi avevano un certo timore nel passeggiare per i vicoli del vecchio centro storico.

Inizierò il racconto dicendo che, come ogni città ricca di tradizioni, Bari vecchia vive in strada, sotto un cielo azzurro guardando il mare!
Nel centro storico di Bari, esiste una via dedicata esclusivamente alle orecchiette! La pasta fresca è infatti fatta rigorosamente a mano e per strada dalle donne del quartiere. Per vederle in azione vi basterà fare un giro per Bari vecchia presso l’Arco Basso, in prossimità del Castello Svevo. Le signore delle orecchiette sono diventate una vera e propria attrazione della città, è davvero un’emozione unica vederle una accanto all’altra davanti alla porta di casa con il proprio tavoliere… Un vero MUST SEE se pensate di visitare Bari.

Qui la gente è fortemente legata ai culti religiosi. Sia la Basilica che la Cattedrale sono monumentali! In pietra bianca internamente ed esternamente con uno stile pulito, preciso ed ordinato. Uno dei patroni della città è San Nicola e proprio nei giorni di questa festa (dura tre giorni e si svolge nel mese di Maggio) la città si riempie di fedeli e di colori. La statua del santo viene trasportata dal mare con un’imbarcazione per fare poi il giro della città.  Singolare è il fatto che all’interno della Basilica dedicata a S.Nicola, nella parte a livello strada viene celebrata la classica messa rito cristiano cattolico, nella cripta del seminterrato invece, vengono celebrate le messe cristiane ortodosse della comunità russa (molto presente a Bari) la quale rivendica la paternità del Santo protettore della città.

Fermatevi in uno dei forni del centro storico per assaggiate la tipica focaccia barese (Panificio Santa Rita o Panificio Fiore)!

Prendetevi anche una pausa in Piazza Mercantile, dove troverete diversi bar e locali dove rifocillarvi.

Per concludere il giro, una passeggiata lungo “La Muraglia” vista mare è senz’altro cosa buona e giusta!

PUGLIA TOUR FANCYFACTORY ALESSANDRO ZACCARO

 

Molfetta

Bianchissima e piena di vicoli

Molfetta si caratterizza come la maggior parte delle città pugliesi, per la pietra bianca di cui sono fatti gli edifici, i vicoli suggestivi e pieni di piante/fiori ma anche per la tranquillità che la circonda.

Un piccolo porticciolo pieno di barchette colorate fa da cornice ad una città che assomiglia più ad un paese uscito fuori da un libro di fiabe.

Anche il duomo di Molfetta, come quello di Trani, si affaccia sul mare ed è davvero molto suggestivo!

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Trani al tramonto

L'aperitivo al porto è d'obbligo

Altra città bellissima nei dintorni di Bari è Trani! Caratteristica è la sua cattedrale costruita proprio vista mare!

Il centro storico, costruito con la tipica pietra bianca, è molto curato e pulito ma il pezzo da 90 è senza dubbio l’ora dell’aperitivo al Porto!

Una serie di locali e bar vista mare allieteranno il vostro happy hour e al tramonto assisterete ad uno spettacolo della natura vero e proprio dove il sole tramonta all’orizzonte proprio dietro la cattedrale!

Per una cena easy, il  panino con il polpo è d’obbligo!

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Apulia Food Restaurant

Lido Azzurro

Durante il nostro tour ci siamo fermati a pranzo presso Apulia Food Restaurant, una bella scoperta! Il locale propone una cucina semplice ma ricercata, con ingredienti freschissimi provenienti dal mare e dalla terra.

Un ringraziamento particolare va fatto a Pasta Granoro, Ho Hotels Collection e Nunzia Bellomo per aver organizzato questo bellissimo tour!




Gubbio Food Experience

Cene evento

nel centro storico di Gubbio

Per avere una vaga idea di cosa sia la Gubbio Food Experience mettete insieme 4 talentuosi chef, delle location itineranti da urlo, una spruzzatina di luci soffuse, live music e una manciata di bella gente!
Questi gli ingredienti perfetti per realizzare una cena evento in pieno stile Eugubino!

Giovedì 26 luglio 2018, Corso Garibaldi è diventato la cornice perfetta per il 3° appuntamento della Gubbio Food Experience. I quattro chef, per questa occasione, hanno esteso la collaborazione al bartender Aljosja Battistelli del Billopoto Loung Bar (a mio avviso una preziosissima aggiunta)!

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Gli Chef

e le loro cucine

Queste le 4 menti dietro ai piatti a base di pesce presentati durante la cena. Un menù che non ha deluso le aspettative dei commensali. Gli chef hanno puntato alto e si sono contraddistinti sicuramente per originalità e abbinamenti stravaganti. Il menù prevedeva:

  • Cornetto salato con mousse di crostacei
  • Cubi di ricciola marinati al Tosazu con asparagi, lattuga di mare e granita agli agrumi – Chef Daniele Cernicchi, Cucina 89
  • Triglia tiepida su streusel salato e gelatina di Blue Curaçao – Chef Giacomo Ramacci, Officina dei Sapori
  • Raviolo aperto di molluschi, fondo di crostacei e capesante al burro – Chef Alessio Manucci, Dulcis in fundo
  • Polpo di Dakhla su crema di arachidi, spugna all’alga spirulina, gocce di maionese all’acqua di polpo e semisfera di cocomero – Chef Roberta Picchi, Locanda del Duca
  • Sorbetto al riccio di mare

La preparazione che sicuramente ha incuriosito di più è stata il Sorbetto al Riccio di Mare, non capita tutti i giorni di assaggiare un sorbetto dove si senta il mare! 

Ad intrattenere i commensali nella cena d’eccezione è stata la leggiadria delle ballerine della Scuola di Danza Città di Gubbio, dirette da Silvia Menichetti.

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Bartender

Cocktail originali dal sapore vintage

Lui è Aljosja Battistelli, titolare del Billopoto Loung Bar e talentuoso Bartender! Sicuramente l’anello che ha completato il cerchio di questo bellissimo viaggio gastronomico della Gubbio Food Experience!

Le portate preparate dai 4 chef sono state abbinate ognuna da un cocktail differente. Abbinamenti studiati e pensati da Aljosja per completare il piatto senza sovrastarlo con gli aromi e i sapori dei cocktail scelti:

  • Fresh
  • Gin Tonic su Ice Ball e lavanda
  • London Mure con scaglie di zenzero
  • Sloe Gin

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Il prossimo appuntamento

Giovedì 4 Ottobre 2018

La prossima Gubbio Food Experience vi aspetta il giorno 4 Ottobre all’Officina dei Sapori, Gubbio.

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Irpinia: verdissima, purissima, bellissima

Irpinia: terra di Fiano, Greco e Aglianico!

La nostra avventura in Irpinia, grazie ad Insolita Italia, continua dopo il primo post, e vede come fulcro la Tenuta Cavalier Pepe, nella persona di Milena Pepe.

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La Tenuta Cavalier Pepe

Milena, presidente del Consorzio di tutela dei vini d’Irpinia, ci ha spiegato quanto siano importanti le materie prime per ottenere un vino di alto livello… L’elemento fondamentale, che veicola l’eccellenza nella viticoltura è il “Terroir” cioè il terreno. Esso si compone di vari elementi: clima, suolo e uomo.
L’uva in queste terre gode del fresco clima degli Appennini da 300 a 1800mt di altitudine. La presenza di un costante e leggero vento, unita al caldo sole, tiene le uve asciutte. In questa zona della Campania, le uve sono dette “tardive” in quanto maturano generalmente nel mese di ottobre. La particolarità di queste vigne è il fatto che non vengono annaffiate, le loro radici scavano in profondità per catturare i preziosi elementi e minerali del terreno.  I suoli, fertilissimi, sono per lo più argillosi e calcarei con molti elementi vulcanici. L’argilla dona al vino volume, il calcare invece struttura e mineralità. Gli elementi vulcanici (ceneri sottili del Vesuvio) danno al vino questa persistenza e lunghezza aromatica. Tutti questi elementi portano preziose peculiarità al vino.

La Tenuta Cavalier Pepe, con i suoi 55 ettari di vigna che si estende dal comune di Luogosano, Sant’Angelo all’esca e Taurasi produce vini di gran livello da uve autoctone. I vigneti rossi sono Aglianico (che dopo 3 anni di affinamento diventa Taurasi), Vigneti bianchi coda di volpe (irpinia coda di volpe doc in purezza), greco (greco di tufo dogc), Fiano (fiano di Avellino) e falanghina.

Come detto sopra, il “Terroir” si compone anche dell’elemento “umano”… in questa categoria confluiscono generazioni di famiglie che hanno sviluppato e lavorato per raggiungere come risultato vini di spessore. Negli anni hanno, infatti, capito dove e come vendemmiare, quali i migliori vitigni, come selezionali e prendersene cura.

Taurasi, incontro con i produttori locali e cena al castello

Uno dei modi migliori per scoprire un territorio e le sue antiche tradizioni è sedersi a tavola e assaggiare quanto di più autentico ha da offrirci. A Taurasi, nell’antico e suggestivo castello del borgo, una cena in pieno stile Irpino preparata dagli chef Giovanni Mariconda, Luigi Vitiello e Gaetano Cerciello mi ha lasciato senza parole. Il tutto in collaborazione con Tenuta Cavalier Pepe, Coldiretti Campania, Colti e Mangiati, FIC e Aprol Campania. Gli chef si sono susseguiti con piatti della tradizione Irpina rivisitati e arricchiti con la loro esperienza e creatività.

Calitri e le sue grotte di stagionatura!

Il piccolo paese di Calitri sembra essere un presepe, formato da case colorate, come pezzi di puzzle incastonati l’uno all’altro. La particolarità del paese è la sua ricchezza di grotte di tufo (roccia arenaria che traspira) che permette di avere una temperatura costante tutto l’anno.
La maggior parte delle grotte è stata adibita alla stagionatura di prodotti tipici quali formaggi e salumi. Vengono infatti lavorati con materie prime d’eccellenza prodotti che riescono a stagionarsi in maniera perfetta. Ci spiegavano i produttori locali, che l’umidità deve entrare dentro al prodotto senza però portarsi dietro le muffe. I formaggi vengono dunque puliti una volta al mese per 6 mesi. Tipici di queste zone sono anche la soppressata, la salsiccia e il capocollo irpino. I salumi vengono puliti 3 volte l’anno. Non vengono utilizzati additivi chimici ma, secondo la tradizione, solo carne e aromi.

L’Irpinia a 1000mt. – Santuario San Salvatore

Per godere di una magnifica vista panoramica, non si può non fare un salto al Santuario del SS Salvatore a Montella.
Eretto a 954 metri di altitudine sul livello del mare, sulla sommità di un monte isolato dal resto della catena montuosa dei Monti Picentini, il santuario domina tutta la vallata sottostante.
La facciata del Santuario, ristrutturata nel 1979, si presenta semplice ed essenziale. L’ingresso dell’attuale chiesa settecentesca è preceduto da tre arcate con colonne che immettono in un piccolo atrio; da qui si accede al Tempio e, già entrando, si è toccati da un’atmosfera di sacro e silenzio, che emoziona.

La Mappata al Bio parco fattoria Rosabella

La mappata (o mappatella) è stato l’emblema della cultura rurale del secolo scorso. Veniva annodata e appesa al bastone, un pasto take-away per spezzare la dura giornata lavorativa nei campi.

Scoprire il bio parco fattoria Rosabella a Montella, è stata un’esperienza bellissima. Un luogo verdissimo, silenzioso ma attrezzato con tavoli e panchine. Gli unici rumori sono gli uccellini e il fragore delle acque del vicino ruscello.

Risalendolo, si arriva ad una cascatella molto suggestiva (ovviamente sono stato l’unico matto a provare l’ebrezza di immergermi nelle gelide acque eheheh).

Parco archeologico di Mirabella Eclano

Gli amanti della storia, dell’archeologia e dell’antica Roma, non possono non fermarsi nel Parco Archeologico di Aeclanum, situato presso la frazione Passo di Mirabella.

La nascita del centro di Aeclanum, fondata dalla tribù sannita degli Irpini, risale alla fine del III secolo a.C. Nella prima metà del 1900 furono eseguiti i primi scavi archeologici che misero in luce i resti e le tracce di costruzioni risalenti al periodo imperiale: il macellum (mercato coperto), le terme e diverse case.

Le fonti storiche parlano di Aeclanum come luogo abitato fino al VII secolo d.C.. Il suo declino è collegato all’arrivo dei Longobardi nel 570 e fu definitivamente distrutta nel 662 dall’imperatore Costante II.




Irpinia, diamante grezzo della Campania – I prodotti tipici

Irpinia: verdissima, purissima, bellissima!

Ho visitato diverse zone della Campania, ma dell’Irpinia (territorio che si estende nell’entroterra in provincia di Avellino) non ne avevo mai sentito parlare.
Così mi sono documentato e, grazie ad Insolita Italia, ho scoperto una parte del “bel paese” ancora inesplorata, autentica e vera! I suoi paesaggi, la natura incontaminata, il calore della gente, la sua cultura e storia vi faranno innamorare di questa terra sospesa tra terra e aria!
I miei compagni di viaggio in questa avventura: Roberta, Daniela, Ramona, Serena e Nicolò

 

La mozzarella del Caseificio Principato

Non si può andare nella provincia di Avellino e non ingozzarsi freneticamente di mozzarella e ricotta come se non ci fosse un domani… Visitare il caseificio Principato è stata un’esperienza davvero gratificante (sia per gli occhi che per il palato). Vedere come viene trasformato e lavorato il caglio (rigorosamente a mano) è stato qualcosa che non avevo mai visto fare dal vivo. Non sono riuscito a staccare mai gli occhi dalle mani di chi, quotidianamente e abilmente forma a mano mozzarelle di bufala, bocconcini, cacciocavallo, “zizzone” e trecce. Per la trasformazione artigianale dei suoi prodotti, il Caseificio Principato, utilizza solo latte fresco di giornata, tutti i processi di lavorazione, come detto sopra, vengono fatti a mano.

 La cipolla ramata di Montoro – GB Agricola

Nicola Barbato, proprietario dell’azienda GB Agricola ha investito tutto su quello che è oggi uno dei prodotti I.G.P. d’eccellenza campani: la cipolla ramata di Montoro!
Prodotto autoctono d’Irpinia, La cipolla ramata è caratterizzata esternamente da un colore marrone chiaro con riflessi (per l’appunto) ramati, internamente, invece, si presenta bianca con striature rosa. Dal sapore delicato, si presta per preparazione sia di piatti salati che di confetture. Le bucce, provenienti dagli scarti di lavorazione, ci ha spiegato Nicola, vengono utilizzate per produrre vernici da parete.
L’azienda dispone anche di un ristorante aperto al pubblico dove tutto il menù è studiato in funzione dell’ingrediente che a kg 0 viene prodotto negli adiacenti stabilimenti.

Olio Bio – Il Cortiglio

Il Cortiglio, con i suoi 8 ettari e più di 5000 piante di ulivo ci ha permesso di capire ancor più a fondo l’antica arte dell’olivicoltura… La biodiversità ha permesso in queste terre di avere ben 17 varietà di olive differenti utilizzate per la produzione di 4 tipologie di olio (tre monocultivar e un blend). Tipiche di queste zone, troviamo le pregiate olive qualità Ravece dal sapore raro e prezioso. Esse sono il simbolo dell’olivicoltura di qualità in Irpinia. Gli alberi, caratterizzati da una chioma folta e raccolta con sfumature verde/grigio. L’oliva Ravece viene detta anche “Olivona” per le sue grandi dimensioni, utilizzata anche per il consumo da tavola. L’olio di Ravece si distingue per le sue note aromatiche e gustative. Il suo sapore presenta toni di amaro e piccante decisi ma equilibrati.

L’Irpinia tra i primi produttori di castagne – Perrotta

Prodotte, colte e lavorate, le castagne dell’Irpinia rappresentano una grandissima risorsa per il territorio e non solo. Vengono infatti esportate in tutto il mondo. La maggior parte dei Marron Glacé francesi, infatti, proviene proprio dall’Irpinia.
La castagna, è il secondo frutto (dopo la banana) più ricco di potassio. Viene utilizzata per preparazioni dolci e salate (spesso nelle zuppe).

La lavorazione, nello stabilimento Perrotta di Montaella, parte con una prima divisione delle castagne per grandezza. Questa procedura viene fatta mediante un cilindro con fori di diversi diametri. Segue poi la fase dell’essiccatura (10-15 giorni) in locali appositamente adibiti. Al piano di sopra vengono stese le castagne, mentre, al piano inferiore, vengono accesi dei fuochi (con legno di castagno). Le castagne vengono girate (manualmente) 2-3 volte durante questo processo. I fuochi sono dolci e lenti, rimangono accesi giorno e notte. Si ottengono così castagne con una percentuale di umidità pari al 15%.

Si procede dunque con lo scarto delle castagne “bacate” con difetti e/o muffe. Successivamente, in base all’utilizzo, le castagne vengono divise in varie linee di produzione. Ad esempio, per preparare le castagne del prete, vengono tostate nel forno ad altissime temperature. Con questa procedura le castagne caramellizzano senza zuccheri aggiunti.




Roseo Euroterme, oasi di relax sull’Appennino tosco-romagnolo

Si avvicinano le ferie estive e mentre tutti pensano al mare, alla montagna o chissà quale paradiso terrestre sperduto tra la Thailandia e la Cambogia, io penso al bellissimo weekend trascorso qualche settimana fa in uno dei centri termali più rinomato d’Italia: Roseo Euroterme (link) a Bagno di Romagna sull’Appennino tosco-romagnolo.

Premetto che non sono mai stato un arduo frequentatore di questo genere di strutture e mi domando: ma come ho fatto fin’ora a snobbarle in maniera così spudorata?!

Della serie “fatti una domanda e datti una risposta”: il perché è molto semplice…quando penso ad impianti termali il cui nome prevete le parole “spa” o “relax” inizio a sudare freddo cercando freneticamente nelle tasche il portafoglio come se il solo pensiero me lo svuoti con un pos contact-less…

Ho scoperto però, con enorme stupore, che molte di queste strutture iniziano ad avere oggi dei prezzi sempre più competitivi specialmente nelle formule “all-inclusive”.

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L’arrivo a Roseo Euroterme

Ma tornando a noi… varcando l’ingresso della bellissima hall e venendo a contatto con lo staff di Roseo Euroterme (link), sono stato munito di braccialetto VIP e ho raggiunto la camera. Confesso, questa volta sono stato coccolato con una bellissima suite, dopotutto potevo rimanere solo 2 giorni e volevo godermeli nel relax più totale!

Lasciati i bagagli, un ricco aperitivo a base di ottimi vini, affettati e formaggi locali mi aspettava al piano di sotto in compagnia di altri blogger/influencer come Justine Mattera ed Alice Cerea.
Davide e Federica, i direttori rispettivamente del ristorante e della struttura alberghiera, ci hanno accolti a braccia aperte facendoci scoprire, attraverso i loro racconti, questa magica struttura.

L’obiettivo comune è quello di far si che i propri ospiti si sentano in una vera e propria oasi si benessere, partendo dal cibo di ottima qualità, passando per una struttura polivalente a contatto con un personale altamente qualificato, per sfociare in un inevitabile benessere interiore!

I pasti vengono consumanti in un ambiente piuttosto grande; una cucina semplice e tradizionale con piatti sani e preparati con ingredienti freschi. Un ottimo e puntale servizio self-service è supportato da una scelta davvero vasta di portate!
L’intero ambiente è diviso in diverse sale, ognuna ha un proprio nome, arredamento e stile.

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I trattamenti

Innumerevoli i trattamenti termali ed estetici proposti da Roseo Euroterme (link)! Io stesso ho provato in primis il trattamento con i fanghi. Il layout è molto semplice: io cosparso di caldo fango, melmoso e scuro come la pece, impacchettato come un involtino primavera lasciato a macerare una buona mezz’ora. Una doccia e seguente bagno idro-massaggio hanno rivelato subito i preziosi effetti emollienti e purificanti del trattamento (una pelle liscia e levigata che “ciao proprio!!!”).

Un altro trattamento provato è stato il massaggio rilassante con la cera calda. Le esperte mani della massaggiatrice mi hanno letteralmente rimesso al mondo!
Per finire un trattamento purificante viso è quello che ci voleva per completare il restauro 🙂

Non sono mancati di certo i bagni in piscina dove l’acqua, a 45°C, viene immessa continuamente dalla sorgente che risiede nella struttura stessa. La particolarità della piscina è che per metà è al chiuso, per l’altra metà all’aria aperta. Ah! dimenticavo di dirvi che, a differenza di molte altre sorgenti, l’acqua non ha lo sgradevole odore di zolfo (aka uovo marcio)!

E’ proprio l’acqua il filo conduttore in tutta la struttura… nella sala della colazione ci sono addirittura pareti dove scivola continuamente, creando un effetto davvero scenografiche. Fuori, al di là della strada si trova il fiume Savio e la mia camera affacciava proprio lì, dormire con le finestre aperte mi ha fatto godere in pieno dello scorrere pigro e rilassante dell’acqua.

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Uscite “fuori-porta”

Oltre ai vari trattamenti termali, Roseo Euroterme (link) propone diverse escursioni nel territorio circostante. Io e i miei compagni di viaggio siamo stati per cui catapultati indietro nel tempo, direzione Sansepolcro, un piccolo borgo medievale di cui vi ho parlato anche in questo mio precedente post >link<

Passeggiando per i vicoli e gli antichi palazzi sotto l’esperta guida di Matteo Canicchi, siamo venuti a contatto con la storia più profonda e autentica del luogo, teatro di una delle rivisitazione storiche più belle in assoluto: il palio della balestra. In questa sede vengono per l’appunto sfidati nell’uso della Balestra gli amici-rivali di sempre della città di Gubbio.
Sansepolcro è anche la città natale di una delle più grandi menti matematiche / artistiche di sempre: Piero della Francesca. Immancabile il giro al museo civico per ammirare uno dei suoi più grandi capolavori, il “Cristo risorto”.

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In definitiva, per trascorrere un weekend in totale relax non perdetevi questa incredibile esperienza a Roseo Euroterme (link)!

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La dieta Mediterranea del Cilento, dove trovarla?

Qualche settimana fa vi ho parlato (>>> qui <<<) del mio viaggio in Cilento alla scoperta della Dieta Mediterranea e delle attività proposte da Genuini Cilento per promuovere e valorizzare il territorio.

In questo post, invece vi darò qualche dritta su ristoranti e agriturismi che propongono un sano stile di vista unito a dell’ottimo cibo e prodotti autoctoni di qualità.

Ma partiamo dall’inizio. La dieta mediterranea non è una vera e propria “dieta” come possiamo intenderla noi oggi. E’ uno stile di vita che si basa sulla stagionalità dei prodotti, ricette semplici, lavoro e giusto riposo. E’ preferibile limitare di molto il consumo di dolci, così come anche le carni rosse e bianche. Verdure e frutta in quantità importante con varietà di colori e di consistenza. Pane, pasta riso (preferibilmente integrali) devono far parte integrante dell’alimentazione quotidiana. Alla base troviamo elementi fondamentali come attività fisica regolare, adeguato riposo, convivialità, biodiversità e stagionalità, prodotti tradizionali-locali ed ecologici, attività gastronomiche.

La dieta mediterranea è un colpo di fortuna della natura. _Ancel e Margaret Keys.


Agriturismo “I Moresani”

Varcando l’ingresso dell’agriturismo “I moresani” il tempo sembra rallentare, quasi fermandosi per permetterci di godere di una vera e propria oasi circondata dal verde, a contatto con gli animali e nel pieno ritmo di una vita semplice ma laboriosa di un’epoca ormai passata.

Subito a ridosso della Costa del Parco Nazionale del Cilento, a Casal Velino tra il mare, le miti colline e la macchia mediterranea, “I Moresani” ha affondato le sue radici (nel 1998) come azienda agricola biologica a conduzione familiare, ristorante, albergo e maneggio.

Il loro obbiettivo ultimo quello di riproporre canoni di vivibilità e convivialità di cui molti non riescono più a godere.

Una passeggiata a cavallo è d’obbligo per scoprire le bellezze del territorio circostante, munitevi di pantaloni lunghi e tanto entusiasmo per un’esperienza davvero unica sotto l’esperta guida del maestro Marco (Sardo DOP).

I Moresani” vanta anche una produzione tipica di olio extra vergine d’oliva, formaggio di capra, sott’olii, salumi, confetture, marmellate, olive ammaccate e cacioricotta (questi ultimi, presidi Slow Food).


Ristorante: Suscettibile

Se state cercando una cucina ricercata, genuina e di spessore, non potete perdervi il ristorante “Suscettibile” a Pioppi, gestito da due fratelli cresciuti tra mare, fornelli e alici.

Dopo aver girato mezzo mondo, lavorato in diverse cucine ed essere entrati in contatto con una marea di culture differenti, hanno capito che il loro vero mondo era a Pioppi nel cuore del Cilento. Hanno così intrapreso questa avventura nel 2013 preparando piatti di pesce (crudo e cotto) in linea con la cucina mediterranea a base di prodotti freschi e di stagione.

La mission del locale (curato in ogni minimo particolare e dal design degno di nota) è quella di valorizzare il prodotto locale mostrando al turista (e al Cilentano) che la qualità è tutto.

Antonio, uno dei due fratelli titolari del locale, ci ha spiegato come il “passaparola” dei clienti sia stato fondamentale per la riuscita del loro progetto. Una tavola semplice, tovaglietta di carta, posate in acciaio, tovagliolo e bicchieri. Tutto per far spazio a piatti che sono delle vere e proprie opere d’arte e, come tali, necessitano di una cornice “sobria” per esprimere al meglio la loro essenza.

Sono stato catturato dalla loro Ombrina in crosta di semi di papavero e polvere di olive nere su gazpacho di pomodoro… una meraviglia! (foto qui sopra).


Locanda “Le Tre Sorelle”

La chef Franca, madre di tre ragazze (da qui il nome del ristorante “Le Tre Sorelle“) spinta dall’amore per le sue origini ha deciso di intraprendere non un “lavoro” ma una vera e propria missione: la ricerca di tutti quei sapori e quei profumi del passato ormai sbiaditi.

Dopo aver cucinato fianco a fianco, averla sentita parlare e raccontare della sua terra, dei suoi punti di riferimento e soprattutto, dopo aver assaggiato quanto cucinato, posso dirvi che il suo amore esce fuori in tutti i piatti con gusti unici e mai omologati.

Il letto di patate con gamberetti e sablè di acciughe è qualcosa di mondiale ma ciò che mi ha definitivamente fatto innamorare della sua cucina è stata la pasta mista con sugo di pesce a zuppa, preparata con del pesce azzurro lasciato cuocere insieme al pomodoro e poi filtrato per “risottare” la pasta (foto qui sopra).

Sono stato a contatto diretto con pesce azzurro freschissimo che, come ci ha spiegato Franca, essendo facilmente deperibile, va acquistato e consumato il giorno stesso. Il ristorante”Le Tre Sorelle” non ha un vero e proprio menù in quanto Franca decide cosa preparare direttamente la mattina molto presto, quando al mercato del pesce sceglie con la massima cura quanto di meglio ha da offrirle. La carta dei vini è davvero variegata e vastissima.


B&B Residenza Le Serre 

Paola, la titolare, gestisce con amore e dedizione il B&B “Residenza Le Serre“, coccolando i suoi clienti come fossero parte di una vera e propria “famiglia allargata”.

La mattina, i suoi ospiti, sono invitati a fare colazione tutti insieme allo stesso tavolo. Una miriade di prodotti locali come marmellate, cornetti e graffe (ciambelle fritte tipiche campane) riempie ogni angolo del grande tavolo al centro della sala.

La vista mare che si gode dal terrazzo è qualcosa di meraviglioso.

La struttura originale del ‘600, ricca di storia e tradizione, è casa di Paola da diverse generazioni. Mi raccontava con nostalgia, di quando dopo la raccolta delle olive, si pranzava tutti insieme allo stesso tavolo, il medesimo dove oggi viene servita la colazione.

Lo scopo di Paola è quello di far sentire i suoi clienti come a casa propria.

La struttura è convenzionata con l’omonimo lido “Le Serre di mare” gestito da Paola e Antonella, attente ad ogni esigenza dei loro clienti.

L’aperitivo in spiaggia con uno spritz non può di certo mancare.




La dieta mediterranea secondo Genuini Cilento

Finalmente sono riuscito a scoprire il segreto che si cela dietro la famosa “Dieta Mediterranea” quella vera e autentica che affonda le sue radici nell’Italia meridionale e più precisamente in Cilento.

Ma partiamo dall’inizio. Dal 5 all’8 giugno insieme a Gloria (Vita su Marte), Roberta (Robysuhi), Ornella (Fatto in casa è più buono) e Alessandro (Che zuppa) sono stato protagonista di uno dei più bei blog-tour di sempre. Obbiettivo ultimo quello di scoprire il territorio del Cilento, dai monti ai mari passando per le verdi colline, cercando quanto di più prezioso esso racchiude al suo interno.


Workshop 1: Cucina antica Cilentana

La prima tappa è stata San Mauro Cilento (SA) e più precisamente Palazzo Mazzarella sede del progetto “Genuini Cilento” fondato e portato avanti con passione e amore da Autari Mazzarella. Il punto forte di questo progetto sono i suoi workshop davvero interessanti e a stretto contatto col territorio circostante (apicoltura, olio d’oliva, erbe e piante, trekking, cucina ecc..).

Siamo stati così messi in contatto con la mitica Carmela Baglivi, cuoca cilentana amante della tradizione e delle cose buone. E’ stato fantastico vedere con quanta facilità e semplicità è riuscita a preparare piatti tipici cilentani con pochi e semplici ingredienti. Sono stati momenti di massima convivialità e genuinità dove abbiamo preparato le melanzane mbuttunate, i fusilli con il ferretto, i cavatelli e la ciambotta (verdure locali cotte nella medesima pentola). In ogni piatto non è mancato il cacio-ricotta uno dei 5 presidi slow-food cilentani.

Da “Genuini Cilento” è la cucina che fa da padrona e che veicola interessi, sensazioni, emozioni. Preparare insieme il pasto e poi condividerlo sulla stessa tavola è uno degli elementi fondamentali alla base della dieta mediterranea.


Workshop 2: Api e miele

Il secondo workshop al quale abbiamo partecipato è stato con l’apicoltore Pasquale. Lui e le sue api sembrano aver creato un rapporto empatico sottile ma molto profondo basato sul rispetto reciproco. Dopo aver indossato la tipica divisa da apicoltore, ci siamo diretti verso le arnie, abbiamo prelevato uno sciame sul ramo di un ciliegio e le abbiamo osservate da vicino per capire come si muovono, come nascono e come producono miele. Un’ape vive in media 90 giorni ed è condizionata moltissimo dal clima e dal tempo. Si nutre principalmente di polline e nettare per questo motivo in primavera/estate le varie “famiglie” si arricchiscono di moltissimi nuovi componenti.

Pasquale produce diverse tipologie di miele dal castagno al millefiori, dall’erica alla melata.

Abbiamo dunque concluso la giornata con l’assaggio dei prodotti derivanti dal suo duro lavoro.


Workshop 3: Erbe e piante

Nel terzo e ultimo workshop ci siamo immersi completamente tra le verdi colline cilentane sotto l’esperta guida di Dionisia De Santis per conoscere questa immensa e preziosa biodiversità.

Dionisia ci ha spiegato che il Cilento, nel 1991 è diventato parco nazionale dell’Unesco col programma Mab (Man and the Biosphere) allo scopo di migliorare il rapporto tra uomo e ambiente e ridurre la perdita di biodivertià. Nel parco sono state contate più di 2200 specie di piante vascolari spontanee (proprio grazie alla diversità del territorio dove in poco spazio si va dal mare, fino ai 1800mt del monte Cervati).


La vera dieta Mediterranea

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Tornando alla dieta mediterranea, molti pensano che sia una delle tante diete in circolazione, non sapendo che invece si tratta di un vero e proprio stile di vista. Il suo capostipite è l’americao Ancel Keys che, colpito proprio dalle abitudini alimentari della popolazione del Cilento, approfondì i suoi studi sugli effetti che essa aveva nei confronti delle malattie cardiovascolari (grande piaga del popolo statunitense e più in generale del popolo occidentale).

La Dieta Mediterranea è il frutto della nostra identità e uno strumento per esprimerla e comunicarla; riproduce uno stile di vita sostenibile basato su tradizioni alimentari e su valori sociali e culturali, esempio di eccellenza in tutto il mondo.

Dopotutto il cibo è cultura perché ha inventato e trasformato il mondo. E’ cultura quando si produce, quando si prepara, quando si consuma. Il cibo è salute.

La Dieta Mediterranea è un mezzo per conoscere le specialità del territorio che abitiamo, le antiche tradizioni che insegnano a vivere in equilibrio con la Natura e con noi stessi. E’ un mezzo per mantenere la nostra salute e il nostro benessere, il quale si raggiunge attraverso aria salubre, acqua pura, cibo genuino, terra sana, energia pulita e biodiversità. Un ambiente sano per uno stile di vita sano.

Questo progetto è stato pensato e sviluppato da “Dieta del Cilento”, portale ricco di Informazioni e suggerimenti su come mangiare bene e tenersi in forma.




La Sicilia Occidentale, tra storia, arte e cous cous

Fare un viaggio in Sicilia è un po’ come farne uno in Africa, molti parlano del mal d’Africa ma pochi del mal di Sicilia, eppure sono così vicine (tanto che da Pantelleria si riesce persino a vedere la costa africana). Tornando al “mal di Sicilia”, è un po’ come un dolore viscerale che ti crea scompensi una volta rientrato a casa, quella mancanza di qualcosa… ma in cuor nostro sappiamo benissimo l’entità di questa “cosa”, e forse, non è solo una… ne elencherò giusto qualcuna qui di seguito: Cannoli, cassata, arancini, pistacchio di Bronte, pasta di mandorle, Syrah ecc…

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E’ inevitabile, la Sicilia ti resta dentro, un po’ come un tatuaggio. Il buon cibo, l’eccellente qualità delle verdure, della frutta e del pesce ne fanno un vero e proprio eden gastronomico.

Dopo esser già stato nella bellissima Catania, ho deciso con i miei amici di tornare in Sicilia, per visitare la parte occidentale con l’obbiettivo di fare un vero e proprio tour all’insegna del buon cibo e scenari mozzafiato. Il tutto, infatti, è stato programmato per far tappa in uno dei più grandi ed importanti eventi gastronomici del territorio: il Cous Cous Fest a San Vito Lo Capo (nella seconda metà di Settembre). Tra profumi, colori e sapori provenienti da tutto il mondo San Vito Lo Capo si è trasformata nella capitale del Cous Cous, dove ogni gusto è stato esaudito, c’erano piatti per gli amanti del pesce, della carne e del veg.

Abbiamo visitato posti fantastici tra i quali Erice, Segesta, la Tonnara di Scopello, la riserva dello Zingaro e la stessa Trapani.

Erice, è un piccolo borgo medioevale arroccato a circa 750 mt. sul livello del mare. Il suggestivo panorama sulla vallata e sul mare è qualcosa di meraviglioso. Il bello di questo “gioiello di pietra bianca” è percorrere senza meta le sue stradine medievali godendo del silenzio nelle chiese e nei conventi.
Una tappa obbligatoria sarà sicuramente l’Antica Pasticceria del Convento, una delle più celebri pasticcerie siciliane, dove si gustano tipici dolcetti di pasta di mandorla ripieni di cedro candito.
Se avete intenzione di visitare Erice, munitevi di giacca a vento, l’aria è abbastanza fresca lassù!

Erice potrebbe essere definita come la cittadina sospesa tra le nuvole.

Le antiche rovine di Segesta (patrimonio dell’Umanità) vi lasceranno a bocca aperta. Segesta, infatti, vanta uno dei più grandi tesori dell’architettura greca tutt’ora esistenti. Il tempio dorico che sovrasta imponente la vallata, è conservato benissimo. Percorrete le scalinate dell’anfiteatro che si apre a ventaglio regalandovi uno scenario davvero unico.

Dopo avere fatto due passi nel borgo di Scopello e aver assaggiato il buonissimo “pane cunzatu” (filone di pane tagliato orizzontalmente a metà e condito con olio, sale, origano, pomodoro a fette, formaggio senza sale e acciughe) nel forno del paese, siamo scesi verso il mare per far tappa in uno dei posti dove mi trasferirei oggi stesso,la Tonnara di Scopello. In questo luogo, è come se il tempo si fosse fermato. Un vero paradiso terrestre baciato dal sole che mi ha lasciato a bocca aperta. Un mare cristallino e una ex tonnara adattata oggi ad appartamenti. I faraglioni, coperti di fichi d’india sovrastano il mare creando dei riflessi unici.

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Poco distante si trova la Riserva dello Zingaro, altro piccolo angolo di paradiso! Un percorso di 7 chilometri si districa lungo il fianco della montagna e costeggia le più belle cale di questa costa incontaminata.

Lasciatevi ammaliare dal fascino della Sicilia e perdetevi in essa per viverla pienamente.

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8 cose da fare in Sicilia Occidentale

  1. Visitare Trapani e le Saline
  2. Visitare Erice
  3. Visitare il tempio di Segesta
  4. Fare un tuffo alla tonnara di Scopello
  5. Mangiare il famoso “pane cunzatu” nel forno di Scopello
  6. Fare un tuffo alla riserva dello Zingaro
  7. Mangiare cous cous (come se non ci fosse un domani) al Cous Cous Fest a San Vito Lo Capo
  8. Visitare l’isola di Favignana (se avete almeno 2-3 giorni da dedicargli)



Tropea, diamante grezzo della Calabria

Se state pianificando un viaggio in Calabria, Tropea è sicuramente una tappa obbligata.
Con i suoi 2km di spiagge, sia sabbiose che rocciose, Tropea vanta un mare dalle acque cristalline di un azzurro intenso, tra le più belle d’Italia.
Molti i turisti che da tutta europa vengono a visitare questo luogo, specialmente nel mese di agosto (per cui se non amate il caos vi consiglio di visitarla all’inizio della stagione estiva). Se però, avete pianificato per la più gettonata settimana di ferragosto, il consiglio è quello di arrivare molto presto in spiaggia (non più tardi delle 8:30), in questo modo non dovrete fare a gomitate per trovare parcheggio, un posto in spiaggia libera o presso uno stabilimento balneare.

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Ci sono molte spiagge attrezzate intervallate da vari tratti di spiaggia libera.

Tropea è il diamante grezzo della Calabria.

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Ovviamente oltre al mare azzurro e le spiagge bianchissime, a Tropea c’è molto altro. Il paesino medievale, arroccato sulla scogliera circolare a 50 metri sul livello del mare, è raggiungibile anche a piedi dalla spiaggia, grazie ad una ripida scalinata che parte nei pressi del campeggio lungomare.
Da lassù le terrazze a strapiombo sul mare regalano panorami mozzafiato, soprattutto la magnifica chiesa di Santa Maria sull’Isola che, con il suo giardino, occupa il piano dello scoglio posto tra spiagge bianchissime e un mare turchese.

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Tropea è famosissima anche per le cipolle rosse, dal gusto delicato, dolce e dall’alta digeribilità. Diversamente dalle altre cipolle, quella di Tropea non fa piangere mentre viene tagliata ed è diventata un gradito souvenir da portare a casa.

Da provare assolutamente è il panino alla mortadella e nduja proposto dall’Enogastronomia Lorenzo (per soli € 2,50). Cortesia e simpatia caratterizzano il negozio, dove si possono trovare le eccellenze dell’enogastronomia locale!

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A pochi chilometri da Tropea potrete godervi uno dei tramonti più belli in assoluto dal faro di Capo Vaticano. Il sole sparisce in lontananza sul mare e nelle giornate più serene è possibile persino vedere lo Stromboli.

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10 cose da fare a Tropea

  1. Godetevi le spiagge bianchissime e dalle acque turchesi di Tropea
  2. Visitare la chiesa di Santa Maria dell’Isola arroccata su uno scoglio lungomare
  3. Fare una passeggiata al porto
  4. Visitare il centro storico
  5. Godetevi il miglior panorama dalla terrazza alla fine del Corso Vittorio Emanuele II
  6. Visitare la Cattedrale Normanna
  7. Fare una tappa all’enogastronomia Lorenzo per il famoso panino mortadella e nduja
  8. Mangiare uno dei piatti tipici a base di cipolla rossa di Tropea
  9. Mangiare il famoso gelato Tartufo di Pizzo
  10. Godetevi il tramonto dal faro di Capo Vaticano

Nei dintorni di Tropea




Trastevere by night: sogno di una notte di mezza estate

La grande bellezza ti lascia sempre a bocca aperta ed ogni volta è come la prima volta. Roma caput mundi trasuda fiera un passato di fasto e potenza inaudita. Luci, musica, cibo, chiacchiere, allestimenti, proiezioni, il rumore del traffico, il suono del Tevere che scorre sotto i ponti secolari…sono tutti elementi chiave della fantastica scena di Trastevere, dove pedine umane si muovono in lungo e largo con grandi aspettative per una serata spensierata tra amici.

Trastevere d’estate è incanto puro.

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Se siete dei tipi romantici, il tramonto da Trastevere vi farà battere il cuore come al primo appuntamento. Il sole scompare in lontananza dietro la cupola di S.Pietro lasciando nell’acqua una scia luminosa che illumina l’intera scena.

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E’ proprio al tramonto, nei mesi estivi, che Trastevere si trasforma in una vera e propria città notturna in continuo fermento. Una miriade di stand affolla le rive del Tevere nei pressi dell’isola Tiberina, ognuno con un proprio stile, ognuno con cibo e cocktail differenti. Sedetevi per gustare in tranquillità un cocktail o godersi una cena con vista in una delle location più cool di Roma.

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Tra gli stand che servono cibo c’è chi propone hamburger, chi serve pizza, chi frigge a più non posso e chi prepara pesce e sushi.

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Spriz e mojito non possono mancare nella vostra passeggiata trasteverina.

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La piana di Castelluccio, una tavolozza di colori tra i monti Sibillini

Nella piana di Castelluccio a quota 1452 metri, durante il periodo estivo (e più precisamente verso la fine di Giugno), assistiamo a quella che viene chiamata la fioritura.
La piana si trasforma in una vera e propria tavolozza di colori dal giallo al rosso, dal viola al turchese.

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Il momento migliore o peggiore per assistere alla fioritura è impossibile da stabilire con precisione e varia di anno in anno. In base alle previsioni, viene deciso convenzionalmente un giorno che coincide con la “Festa della Fioritura” (quest’anno domenica 28 giugno 2015).

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In base al periodo avremo più o meno specie con più o meno colori. E’ possibile ammirare lenticchie, genzianelle, papaveri, narcisi, violette, asfodeli, viola Eugeniae, trifogli, acetoselle e molte altre ancora.
Tutto ciò dipende da vari fattori climatici (esposizione al sole, pioggia ecc).

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Non vi sfuggirà di certo la silouette dell’italia fatta con gli alberi sulla costa del monte.
In loco è possibile fare un giro nell’area della piana, a cavallo o su calesse.

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Questo è lo spettacolo che si è aperto ai miei occhi quest’anno durante la mia visita a Castelluccio. Una predominanza di giallo con qualche sprazzo di rosso qua e là.

Il paese (dal quale prende il nome la piana) è molto carino e non molto distante da Norcia. Passeggiando fra i vicoli del paese finirete su diverse terrazze a strapiombo sulla piana.

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Ovviamente in questi spazi così vasti e sconfinati non potevo non portare la mia piccola Milady a respirare un pò d’aria pura di montagna.
Se state pensando di visitare l’Umbria non dimenticatevi di inserire Castelluccio di Norcia nel vostro itinerario.

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