Guardatustesso: un giorno in casa Barilla

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Dove c’è Barilla c’è casa!


Anche io, figlio dei mitici anni ’80, sono cresciuto ascoltando per radio e in televisione questo slogan. A metà degli anni ’80 è stata proprio la Barilla con le sue intelligenti e ponderate strategie di marketing, a voler marcare in maniera importante i valori di qualità e rispetto per le tradizioni che da sempre l’hanno caratterizzata. Sono di quegli anni, infatti, i primi spot che mostrano come il valore della tradizione, la famiglia e gli affetti veri creino delle sinergie importanti nelle “fette” di vita quotidiana di ogni consumatore.

 

Ma dove c’è Barilla c’è veramente casa?


Facciamo chiarezza sull’ultimo periodo storico dell’azienda. Non è di molto tempo fa (2013) la dichiarazione dello stesso Mr. Guido Barilla,  che non avrebbe mai mostrato una coppia gay nelle campagne pubblicitarie a marchio Barilla. Tutto ciò scatenò (ovviamente) molti dissensi, alcuni sfociati in veri e propri boicottaggi alla storica azienda di Parma. L’Università di Harvard aveva rimosso Barilla dalla propria mensa, le associazioni LGBT avevano invitato a consumare pasta di altri marchi e i competitor di Barilla presero la palla al balzo mostrandosi più progressisti. Nell’ultimo anno Guido Barilla si è scusato più volte, ritrattando e cambiato radicalmente posizione facendo donazioni e appoggiando a cause pro LGBT. Un’inversione di marcia questa, che mostra come grandi società siano sempre più costrette a prendere una posizione nella battaglia culturale in merito a tali diritti e quanto lo schieramento pro-LGBT sia oggi in netto vantaggio.

 


Guardatustesso è la piattaforma digitale lanciata da Barilla che consente di entrare virtualmente in prima persona nella filiera di produzione dei sughi. Con questo progetto Barilla aprire le porte a milioni di persone, a tutti quelli che la vogliono visitare!


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Il giorno 11 luglio 2015, #guardatustesso ha radunato una serie di blogger dell’Italia centro-settentrionale per vivere questa esperienza unica nel suo genere. E’ stata un’ottima occasione anche per rivedere e spupazzare le mie amiche marziane di vitasumarte più pazze che mai!!! LE ADORO!La visita è iniziata presso l’azienda agricola La Felina (che fornisce circa il 30% del basilico che Barilla utilizza nella preparazione dei propri pesti). Vedere quei campi sterminati di basilico, ed essere inondati dal suo profumo intenso mi ha fatto riaffiorare ricordi nascosti legati alla mia infanzia. L’associazione spontanea dei neuroni sollecitati dall’0lfatto, è sicuramente l’immagine di un piatto fumante di spaghetti con sugo di pomodoro al basilico. I proprietari ci hanno mostrato i vari processi di lavorazione prima che il basilico entri in casa Barilla. La raccolta è meccanizzata e il trasporto della materia prima avviene nel giro di poche ore.

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Lo step successivo è stato quindi il tour allo stabilimento Barilla di Rubbiano. Il reparto sughi e pestati, costruito e attivo dal 2012 rappresenta oggi uno dei punti cardine dell’azienda. In questo stabilimento vengono prodotti sughi e pestati destinati a tutto il mondo (fatta eccezione per gli USA dove Barilla ha una sede operativa che produce in logo prodotti personalizzati per il mercato americano).Il percorso per accedere all’area produttiva (e quindi alle linee di produzione e invasettamento) è stato un po’ come una gimkana, simile ad un percorso ad ostacoli che i soldati fanno durante gli addestramenti. Siamo stati vestiti con grembiuli, cuffie, copribarba… ci siamo lavati le mani, disinfettati, percorso un tratto dove spazzole rotanti pulivano le nostre scarpe per finire poi in una camera iperbarica con getti di aria a pressione.

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Abbiamo visto con i nostri occhi come il basilico fresco (proveniente da La Felina) venisse lavato, pulito, selezionato e trasferito insieme agli altri ingredienti nel silos per l’emulsione del pesto. Il percorso prosegue con la linea di invasettamento dove ogni singolo barattolo prima e dopo esser stato riempito, è sottoposto a circa 300 controlli prima di essere immesso sul mercato.

Bracci meccanici (tipo “intelligenza artificiale) predispongono pallet ed interfalde sollevando con un’innata facilità tonnellate di prodotti.

I processi di meccanizzazione sono all’avanguardia, il (poco) personale che segue le linee è attento e scrupoloso in ogni movimento che fa.

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La mia esperienza in Barilla è stato un vero e proprio viaggio dalla materia prima al prodotto finito senza filtri e senza barriere.


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